Ho un rapporto d’amore e odio nei confronti degli svedesi, amore perchè è impossibile non amare Ikea per i suoi prezzi bassissimi e design spesso imbattibile. Odio quando ti rimbabisci ad avvitare l’ennesimo mobile dal nome impronunciabile con una brugola che non ti sta nemmeno in mano. Ebbene, lo stesso sentimento lo provo per gli scrittori svedesi, perché se da un lato mi affascinano dall’altro capita che mi annoino. Pur giustificando traduzioni complicate e certo non da tutti i giorni. Ma non questo “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di Jonas Jonasson edito Bompiani è sarcasmo allo stato puro. Divertente e surreale, talmente improbabile da sfiorare il ridicolo, ma la leggerezza con cui tutti gli esilaranti fatti vengono raccontati riesce comunque a catturare l’attenzione di chi legge. Il punto chiave del romanzo lo si può intuire anche dal titolo, una volta compiuti cent’anni chi se ne frega della morale, dell’educazione, di tutte quelle regole sociali definite giuste e assolutamente inviolabili. Probabilmente avere cent’anni, assieme a una certa dose di energia e lucidità, dona la sensazione di essere immortali. Altrimenti non si spiega la stranezza.
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