Donna per caso di Jonathan Coe, le stranezze del genere umano

Maria è una ragazza come tante, intelligente, istruita, famiglia normale, amici normali, eppure Maria osserva con estremo distacco le banalità, secondo l’autore, la vita normale secondo chi scrive, del genere umano, i sentimenti, le amicizie, vere e false, le aspettative e gli amori. Donna per caso è il primo romanzo di Jonathan Coe, pubblicato nel 1987,  un concentrato di umanità capace di far sorridere per cinismo e sottile ironia.

Nella realtà difficilmente possiamo trovare un individuo così indifferente a tutto, lasciata al caso in ogni situazione della vita, eppure ognuno di noi si è sentito almeno una volta fuori luogo, inadatto spettatore di eventi che non gli appartengono. Capita di venire travolti da pettegolezzi o aspettative capaci di destabilizzarci, e, per sopravvivenza, ci estraniamo. Maria vive tutta la vita da estranea, ma sebbene da un lato può apparire antipatica per mancanza di emozioni, dall’altro, a mio avviso, ci assomiglia, perché troppo spesso siamo ciò che gli altri vogliono e facciamo ciò che è giusto fare per prepararci al debutto in società

Ma io ti amo, protestava lui. Ma io non ti amo, rispondeva lei. Non importa, diceva a quel punto lui, l’amore non è importante, è il rispetto quello che conta. Ma io non ti rispetto, diceva allora Maria. Il rispetto non è poi fondamentale, replicava lui, almeno finché due persone si sentono a proprio agio quando stanno insieme. Ma io non mi sento a mio agio con te, rispondeva Maria. Bisogna dire, a suo merito, che manteva sempre le proprie posizioni. E poi stava dicendo solo la verità, perché non si sentiva affatto a proprio agio con Ronny.

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