Le torri di mezzanotte di Robert Jordan e Brandon Sanderson, recensione

La ruota del tempo ha rallentato, solo un capitolo ci separa dalla fine. Brandon Sanderson ha accettato, a mio avviso, una delle sfide più difficili della letteratura, completare un’opera immensa, complicata e intrecciata, riuscendo a mantenere invariate le caratteristiche principali dei protagonisti, un numero decisamente elevato di protagonisti, che negli anni, i volumi sono in tutto 14,  sono cresciuti e hanno modificato tratti consistenti della loro personalità. Brandon Sanderson può tranquillamente ritenersi soddisfatto del suo lavoro, non credo che Robert Jordan potesse augurarsi una mente migliore per portare a compimento la sua storia.

Le torri di mezzanotte, volume numero 13 della saga,  chiude alcune storie e riprende i fili di molte altre, preparando il terreno all’Ultima Battaglia; alcuni personaggi hanno meno spazio, Aviendha, altri tornano prepotentemente, Gawyn, e infine un’atteso ricongiungimento solleverà diversi animi. I salti temporali in alcuni punti non vengono rispettati egregiamente, alcune storie non si intrecciano alla perfezione, ma il compito del libro di accompagnare il lettore verso il gran finale è ampiamente raggiunto.

Rand Al’Thor è cambiato, e alcune sue verità importanti vengono finalmente svelate, i Reietti escogitano gli ultimi tranelli, ogni personaggio, amico o nemico, muove le sue pedine mentre la scacchiera prende posizione.

Le torri di mezzanotte concentra molta attenzione su Perrin, e, ma solo verso la fine, su Mat, la Ruota del Tempo richiede ai  ta’veren,  una persona attorno alla quale il filo del destino compie una piega, la Ruota del Tempo intesse i fili della vita di tutte le persone che stanno loro vicino per formare una Rete del Destino,  ordine prima dell’incontro finale. La spensieratezza dei contadini dei Fiumi Gemelli è sparita da tempo, a ognuno di loro viene chiesto di superare prove sempre più impegnative, pericolose, mentre i Reietti, sebbene in numero inferiore, continuano a cospirare nell’ombra, ma, come è giusto che sia, il bene trionfa, per ora.

Ovviamente chi ha seguito la storia di Rand Al’Thor fino ad oggi attenderà l’ultimo capitolo, ma se ancora non avete affrontato la saga La ruota del tempo devo ammettere che vi invidio, per voi sarà tutto nuovo, e senza alcuna attesa.

Le torri di mezzanotte

Saga La ruota del Tempo

Robert Jordan e Brandon Sanderson

Fanucci Editore

Euro 25,00

La ruota del tempo di Robert Jordan, aspettando l’ultimo capitolo

Quando si parla di opera infinita probabilmente agli amanti del fantasy viene subito in mente La ruota del tempo di Robert Jordan, dodici volumi, anzi tredici l’ultimo capitolo della saga è stato diviso in due così per non perdere il vizio, dalle dimensioni generose capaci di intimorire anche il lettore più accanito. Avverto, se piace il genere sei fregato in partenza, tuo malgrado ti ritroverai a leggere alla velocità della luce ogni singolo mattone dell’opera, anche gli ultimi due, sebbene scritti da Brandon Sanderson, l’autore infatti è deceduto causa malattia prima di completare il suo incredibile lavoro.

Alla fine sei stremato, non ne puoi più, vuoi sapere il finale, desideri leggere la parola fine, eppure una parte di te è felice di potersi nutrire di altre novità, di non dover abbandonare ogni singolo personaggio della storia, e in silenzio ti ritrovi a fare il tifo, per i buoni, ovviamente, fino all’ultima pagina.

Chi scopre che stai leggendo tutti e tredici, 13, i volumi ti osserva come se appartenessi a una razza rara, incomprensibile, eppure tu ne vai fiero, la favola merita di venire letta, riletta e raccontata.

La trama è ovviamente complicatissima, altrimenti come giustificare l’infinito, ci sono i buoni, i cattivissimi, gli ambigui, un protagonista assoluto, Rand al’Thor, il Drago Rinato, accompagnato fin dall’inizio da due amici fedeli, Mat e Perrin, donne dai doppi, a volte tripli, fini, amori e abbandoni. Non mancano tradimenti e incomprensioni, il tutto incorniciato da un mondo fantastico, dettagliato e a tratti davvero realistico.

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