Le convalescenti, di Gazier Michèle

LeconvalescentiQuanto di quello che viviamo quotidianamente è reale? Quanto, invece, cela le nostre aspettative e paure? Le convalescenti, di Gazier Michèle, affronta un delicato argomento e lo fa in maniera, a mio avviso, sublime: l’incertezza del romanzo si fa accarezzare dalle ferite che ognuno di noi custodisce gelosamente, senza mai cadere nell’ovvietà ma sempre mantenendo l’equilibrio elegante della narrazione.

Tre protagoniste, tre donne diverse, non solo per età anagrafica ma anche, e soprattutto, per profondità del dolore unito a differenze sociali notevoli. Tre vite con in comune un solo tassello: tutte e tre stanno trascorrendo un periodo di convalescenza in un paese sperduto della Francia; tutte hanno bisogno di staccare dalla vita reale e necessitano di un momento di rifugio. Tutte, hanno bisogno di prendere le distanze dalla realtà per poterla affrontare.

Lise è un’insegnante, 30 anni, un figlio piccolo, un marito che potrebbe essere il meglio ma che obiettivamente sembra rivelarsi una scelta come tante (un po’ come il colore della tinteggiatura del soggiorno): Lise fa un incidente in auto, secondo i medici ha tentato il suicidio.

Oriane è una giovane donna, è ricca, viziata e anoressica. Vuole amore, lo brama come unica possibilità di sopravvivenza, ma non un amore giovane e instabile, lei cerca un amore maturo, paterno. Oriane, nonostante la giovane età e il passato che la rincorre, non fa pena, nemmeno rabbia, non ha scatenato il mio istinto materno e nemmeno una briciola di rammarico: forse è proprio questa sensazione di inadeguato che lascia ad ogni pagina a farla risultare il personaggio meglio realizzato del romanzo.

Infine, Daisy. Daisy è una donna americana momentaneamente costretta ad usare la sedia a rotelle. Sopravvissuta, per sbaglio o per volontà non è chiaro, a un terribile incidente d’auto, affronta la sua malattia assistita dal marito Maxime.

A trentacinque anni, ha la sensazione di non aver vissuto granché. Non riesce a rivisitare il suo recente passato. Lo scorrere dei giorni si ferma non appena si avvicina alla vita professionale, all’età adulta, alla nascita di Simon. Può tornare indietro nel tempo, rivedere le scene del suo ingresso alla scuola materna, la caduta dei denti da latte che ancora popola i suoi peggiori
incubi, le malattie della madre che la facevano preoccupare, i libri che divorava di notte e che, in un certo senso, le offrivano la possibilità di una seconda vita, occulta, più attraente dell’altra.

Maxime, unica presenza maschile del romanzo, appare e scompare come in un sogno, e costruisce, suo malgrado, un mistero incompleto: lui è il marito di Daisy, ma era anche il marito della donna, morta, che ha guidato l’auto verso il terribile incidente che ha costretto Daisy alla sedia a rotelle; Maxime è l’amante perfetto, età giusta, giusta dose di denaro, affascinante; Maxime è l’uomo nero, glaciale, calcolatore.

Ma chi è realmente Maxime?

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