Le streghe di east end, di Melissa De La Cruz. Recensione

streghe Melissa De La CruzMelissa De La Cruz è conosciuta principalmente per il suo Urban Fantasy Sangue Blu, acclamato dalla critica come rivelazione del settore, personalmente non mi è piaciuto particolarmente, anche se ne ho apprezzato lo stile.  In Le streghe di east end l’autrice scivola, a mio avviso, dal piedistallo di invidiata creativa per atterrare nel banale.

La trasmissione Streghe, tanto amata dalla mia generazione, potrebbe risentirsene. Tre streghe, due sorelle e una madre, si presentano, tra immortalità e roghi passati, in una cittadina isolata ovviamente ignara dei poteri delle tre donne, il fine principale è tornare ad una vita normale, senza magia.

Un cliché condito da luoghi comuni, già letto, riletto, visto e rivisto anche nel piccolo e grande schermo. Non mancano la scopa, impegnata nel classico volo, e le pozioni d’amore in stile Maga Magò.

Freya è bella, prosperosa, focosa e per noia o passione è propensa a cacciarsi nei guai; Ingrid, la sorella, rigida ma di una seria bellezza austera, composta. Infine Joanna, mamma immortale capace di partorire le sue amate figlie ogni volta che la storia le condanna al rogo, colta alla sprovvista da un senso materno mai assopito.

 Joanna, come le figlie, non era né giovane né vecchia, e tuttavia il loro aspetto fisico corrispondeva alle loro doti particolari. A seconda della situazione Freya poteva avere tra i sedici e i ventitré anni, le prime esperienze dell’Amore, mentre Ingrid, guardiana del Cuore, dimostrava, e si comportava, come se avesse tra i ventisette e i trentacinque anni, e poiché la Saggezza deriva dall’esperienza, anche se nel cuore si sentiva come una studentessa di sedici anni, l’aspetto di Joanna era quello di una donna più vecchia, di una sessantina d’anni.

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