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Lettere d’Autore, il portale dedicato alle più belle lettere di scrittori, poeti, musicisti e artisti

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Home lettere macairSono appena rientrata da una settimana di vacanza, l’unica e la sola, e cosa scopro? Una novità succulenta che sono certa interesserà gli amanti della letteratura e dell’arte in generale: un portale interamente dedicato alla raccolta di lettere di scrittori, poeti, musicisti, artisti di tutti i tempi. Lettere d’Autore  nasce dall’esperienza di Rosellina Archinto, editore specializzato nella pubblicazione di epistolari letterari, e da un’idea di Buké e Studio Dispari. Una lettera al giorno accompagnerà i visitatori alla scoperta delle sfaccettature spesso celate dal talento stesso dello scrittore, dell’artista, lettere capaci di svelare segreti o semplicemente di rendere più veri i grandi del passato.
Amore, amicizia, affetto, passione, dolore, gioia, follia: sono i sentimenti che scuotono l’anima di chi scrive e di chi legge, da una lettera all’altra, e delineano vite e storie indimenticabili. Da Denis Diderot a Albert Einstein, da Vincent Van Gogh a Frida Kahlo, da Edith Piaf a Glenn Gould, da Alexandre Dumas a Truman Capote: Lettere d’Autore ci offre la possibilità di conoscere aspetti più o meno noti della vita di grandi uomini e donne da un punto di vista davvero intimo, insolito, inedito.
Non solo, il sito offre ai suoi lettori l’opportunità di inviare la propria lettera, una lettera del passato o proveniente da lontano, un ricordo da affidare alla memoria del web.  Le lettere più belle, emozionanti, significative verranno pubblicate sul sito. Propongo qui un esempio, ma consiglio a tutti di andare a sfogliare il portale, leggerlo e seguirlo, perché credo rappresenti una interessante testimonianza da analizzare attentamente.

Virginia Woolf al marito Leonard, 28 marzo 1941.

Prima di lasciarsi morire nelle acque di un fiume con dei sassi nelle tasche, Virginia Woolf lascia al marito Leonard una lettera struggente. Ossessionata dai suoi fantasmi, da sempre incline alla depressione, in una sera di marzo Virginia trova il modo di fuggire per sempre da una vita che la malattia mentale ha reso ormai insostenibile.

Martedì. Carissimo, sento con certezza che sto per impazzire di nuovo. Sento che non possiamo attraversare ancora un altro di quei terribili periodi. E questa volta non ce la farò a riprendermi. Comincio a sentire le voci, non riesco a concentrarmi. Così faccio la cosa che mi sembra migliore. Mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso per me tutto ciò che una persona può essere. Non credo che due persone avrebbero potute essere più felici, finché non è sopraggiunto questo terribile male. Non riesco più a combattere. Lo so che sto rovinando la tua vita, che senza di me tu potresti lavorare. E lo farai, lo so. Vedi, non riesco nemmeno a esprimermi bene. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo a te tutta la felicità che ho avuto nella mia vita. Hai avuto con me un’infinita pazienza, sei stato incredibilmente buono. Voglio dirti che – lo sanno tutti. Se qualcuno avesse potuto salvarmi questo qualcuno eri tu. Tutto se ne è andato via da me, tranne la certezza della tua bontà. Non posso più continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.

V.