Tatuaggio, di Manuel Vázquez Montalbán

tatuaggioCi sono gialli e gialli, inutile girarci attorno, ma soprattutto ci sono protagonisti e protagonisti.

E, a mio avviso, il miglior protagonista maschile della letteratura gialla, che tra l’altro il termine libro giallo è un nome tutto italiano (ricordate i gialli Mondadori?), è e rimane lui: Pepe Carvalho. Per chi non lo conoscesse Pepe Carvalho è il detective assolutamente sopra le righe creato dallo scrittore Manuel Vázquez Montalbán, se amate i libri di Andrea Camilleri, dovreste sapere che il famosissimo Commissario Montalbano deve il suo nome proprio a questo Montalbán, un omaggio tra scrittori.
Tatuaggio è il primo romanzo della fortunata serie dedicata a Pepe Carvalho, omone amante della cucina, della buona cucina, spirito critico insoddisfatto, fidanzato non ufficialmente con una prostituta, capace di svelare intrighi e delitti in maniera poco corretta ma sicuramente efficiente. Cinico, arrabbiato con il mondo, ex agente CIA, Pepe Carvalho è l’antieroe così come lo abbiamo sempre immaginato. Lui, brucia i libri, un po’ per antipatia e un po’ perché ama accendere il caminetto di casa, anche d’estate, e in Tatuaggio da alle fiamme niente meno che il Don Chisciotte.
Ma andiamo con ordine, assunto dal proprietario di un salone di parrucchiere, Pepe Carvalho deve scoprire il nome di un morto ammazzato annegato. In realtà scoprire l’identità del morto è abbastanza facile, ma lo scenario che di pagina e in pagina si delinea è inquietante: prostitute, droghe, mafia.
Eppure, Pepe Carvalho ne è certo, non è quella la chiave del mistero, non è per quello che l’individuo con tatuata una frase dai diversi significati “Sono nato per rivoluzionare l’inferno” è morto.

Anche la scritta del tatuaggio era sorprendente. Una cosa è un legionario tra le due guerre, ubriaco di disprezzo e di letteratura, che va in cerca di avventure con un fucile e alcuni versi di Apollinaire. Ma ciò non può accadere in quest’ultimo terzo di secolo. La gente, pensò Carvalho, ha scoperto di essere capace di fare soltanto ciò che riesce a fare. Nessuno si inventa la propria vita come se inventasse un romanzo.

Le puttane di Pepe Carvalho non sono stupide, non molto, sono meno sfruttate del sentito dire, anche se solo le più intelligenti gestiscono i loro affari in assoluta autonomia, insomma si salvano meglio delle donne borghesi che mangiano qualsiasi cosa, che indossano abiti colorati e che cambiano colore dei capelli solo per divertimento.

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La bella di Buenos Aires di Manuel Vázquez Montalbán

la bella di buenos airesA dieci anni dalla morte di Manuel Vázquez Montalbán ecco comparire come per magia un suo romanzo inedito, La bella di Buenos Aires edito in Italia da Feltrinelli. Io, amante spassionata di tutti i romanzi di Montalbán e soprattutto innamorata cronica, e masochista, di Pepe Carvalho, ho esultato senza ritegno.

La mia passione è stata premiata, irreale, irriverente, contorto, veloce e spassoso. Ora non mi resta che rileggere tutti i suoi romanzi, per dovere e per nostalgia.

Tra ricette improbabili e incontri meno casuali di quanto si potrebbe credere in un primo momento Pepe Carvalho e il suo assistente Biscuter, qui elevato al ruolo di socio, vengono ingaggiati, via fax, da una misteriosa donna per indagare sul passato di una bellissima, e dispotica, attrice argentina, fuggita in Spagna, pare, in cerca di successo.

Tra poliziotti fanatici, mafie varie ed eventuali, famiglie disgraziate, donne forti e in apparenza superficiali, Carvalho si ritrova tra le mani un caso notevolmente complesso, e un paio di libri in meno bruciati per l’occasione.

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Assassinio a Prado del Rey di Manuel Vazquez Montalban

Manuel Vazquez Montalban è una certezza, siano romanzi o racconti la sua bravura rimane indiscussa, anche dopo la sua morte; Assassinio a Prado del Rey non sarà il suo capolavoro in assoluto, ma oltre ad avere i caratteri tipici del giallo, in tutti e tre i racconti, riesce a dare una pennellata di sano cinismo a una società spesso non idilliaca. Come molti dei romanzi di Manuel Vazquez Montalban anche in questo caso siamo in Spagna, ma se non fosse per i nomi di luoghi e persone alcuni tratti potrebbero venire tranquillamente collegati all’Italia, quella della televisione, dell’alta borghesia e del lusso.

Ritroviamo sceneggiatori e scrittori frustrati costretti ad ammirare sul piccolo schermo la loro opera altamente lontana dal pensiero originale, maneggiata dal regista di turno capace di spostare il punto di vista da temi come la politica o la sociologia alle tettine sempre presenti dell’ignara ragazza. Locali di lusso dove l’immagine è più importante di un morto e famiglie alto borghesi capaci di ogni nefandezza pur di difendere il buon nome della famiglia.

Luoghi comuni, oh si, ma come li racconta Manuel Vazquez Montalban diventano spietati cinismi da competizione, e nel caso il libro non vi dovesse piacere potete sempre bruciarlo, l’autore capirà.

“Anfrus lei è di buona famiglia?”

“Si. Come l’ha capito?”

“Dal suo modo di disprezzare. E’ una cosa che si succhia dalla culla.”

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