L’apprendista stregone di Mario Quintana

Creare parole da parole, cambiare, modificarle, stringerle e infine farle arrivare dritte all’attenzione dell’ascoltatore, è certo opera di uno stregone, fare il poeta non è cosa per tutti, danzare con le parole rappresenta probabilmente la migliore creazione del genio umano; L’apprendista stregone, quinto libro di Mario Quintana, pubblicato nel 1950 dalla casa editrice Fronteira di Porto Alegre, è, a mio avviso, un imperdibile libro di parole, poesie, sensazioni, capaci di farti allontanare, anche solo per qualche istante, dal rumoroso presente permettendo di ascoltare altro, la voce del poeta che ci riporta a quell’io troppo spesso ignorato.

L’apprendista stregone, proposto oggi dalla Casa Editrice Graphe.it, mi ha incantata, non sono un’esperta di poesia, eppure ritengo che per apprezzare questo testo non sia necessaria un’altissima conoscenza della materia, ma attenzione; per intraprendere il breve viaggio con Mario Quintana suggerisco di isolarsi, dedicarsi l’attimo necessario per assaporare ogni suo verso, sensazione, suono.

Dice del poeta Natale P. Fioretto, traduttore del testo, “A partire dalla ballata di Wolfgang Goethe, apprendista stregone, appunto, è diventata espressione proverbiale anche in italiano come raffigurazione di una persona irresponsabile che applica metodi o tecniche che non è in grado di padroneggiare, col rischio di provocare danni irreversibili per tutta la collettività.  Ma nella poesia di Mario Quintana la figura dell’apprendista stregone si può intendere come anticipatrice di quella dello scienziato che infrange le regole per investigare ambiti nuovi e proporre una lettura altra della realtà giocando, forse, a interpretare il ruolo del creatore, di Dio.”

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