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L’intrepida Tiffany e i Piccoli Uomini Liberi, Terry Pratchett

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Un post dal passato, in onore di Terry Pratchett.

In questi giorni di pioggia, se desiderate divertirvi, ma davvero tanto, accoccolati sul vostro divano preferito con cioccolata calda e castagne a portata di braccio, suggerisco questo esilarante romanzo L’intrepida Tiffany e i Piccoli Uomini Liberi di  Terry Pratchett. Una risata contagiosa.

Se non fosse per l’uso di alcuni termini, definiti dalle mamme, scurrili, il romanzo potrebbe apparire una storia per i più piccoli, ma non fatevi ingannare così facilmente.  Terry Pratchett appartiene a quella rara categoria degli scrittori di fantasy umoristico, rara, perché solitamente il fantasy tende a prendere tutto molto seriamente, morti ammazzati un po’ ovunque e cattivi cattivissimi sono un punto fermo irremovibile. Bene, L’intrepida Tiffany e i piccoli uomini liberi è una piacevole eccezione. I brutti sono buoni, più o meno, la protagonista è una bambina, Tiffany, una giovane aspirante strega, e la cattiva è niente meno che la Regina delle Fate.

I buoni sarebbero i Nac Mac Feegle, i Piccoli Uomini Liberi, un’armata di spiritelli blu, ladri, amanti delle risse e ubriachi per definizione, espulsi dal Paese delle Fate per ubriachezza molesta. Tutto ha inizio quando la Regina delle Fate rapisce il fratellino di Tiffany, e la piccola, accompagnata da questi strani ometti blu, che nulla hanno a che spartire con i Puffi, armata di padella e un libro magico decide di andare a riprenderselo.

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Polvere, l’ultima indagine di Kay Scarpetta, di Patricia Cornwell

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polvere-patricia-cornwellHo perso il conto di quanti libri la brava Patricia Cornwell ha dedicato al medico legale Kay Scarpetta, ma niente panico la sua ultima fatica, Polvere, me lo ricorda: ventuno. L’antropologa più famosa della letteratura rischia di superare le puntate di C.I.S.

Scherzi a parte, Polvere è sicuramente un romanzo ben strutturato, ricco di suspance e descritto in maniera impeccabile; altro pregio, a mio avviso, della serie: non occorre aver letto tutti e venti i libri precedenti. Certo, ci sono amanti che muoiono e poi ritornano, un po’ come Beautiful, nipotine geniali che ne combinano di tutti i colori, ma ogni indagine è una storia a se stante e il personaggio principale, Kay Scarpetta, funziona sempre.

Ma torniamo a Polvere, in questo romanzo gli intrighi rischiano di stravolgere le vite di tutti i protagonisti, non solo un killer spietato, ma anche colleghi corrotti, passato insabbiato, minacce non velate. Il romanzo inizia con un omicidio apparentemente isolato, ma man mano che il ritmo aumenta svela diversi risvolti fino all’eclatante finale.

Ovviamente i buoni vincono e i cattivi perdono, ma a che prezzo?

Mi guardo velocemente allo specchio mentre ci passo davanti. Sono pallida, ho il pigiama di seta nero tutto stropicciato, i capelli biondi appiccicati alla testa, gli occhi azzurri un po’ spenti. Sono dimagrita e ho l’aria spiritata, dopo sogni che sembrano il replay di un passato che un po’ mi manca e un po’ no. Avrei bisogno di farmi una doccia, ma non c’è tempo.

Ho notato una maggiore cura nella scrittura, come se l’autrice si fosse raffinata nei dettagli, piccole descrizioni che aiutano a rendere i personaggi maggiormente reali, meno astratti. Questo fa pensare che probabilmente arriveremo fino alla Scarpetta numero 30.

Tiro fuori dalla tasca della giacca il telefono per fotografare un’impronta e, quando mi raddrizzo, vedo tutto nero. Per un attimo, mi sento svenire. Un calo glicemico. Alzo lo sguardo verso le cime degli alberi spogli che si stagliano contro il cielo limpido, rami che sembrano artigli e ondeggiano: sta cambiando il vento, lo sento frizzante sulla pelle. Mi guardo intorno in cerca dell’uomo che segue le sue vittime prima di ucciderle e che adesso forse sta seguendo me. Devo andare al CFC.

 

Titolo: Polvere

Autore: Patricia Cornwell

Editore: Mondadori

Traduttore: Annamaria Biavasco e Valentina Guani

Anno: 2014

Prezzo: Euro 20,00

 

il tuttomio di Andrea Camilleri. Recensione, che delusione

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9788852032714-il-tuttomio_copertina_piatta_foSu queste pagine virtuali ho più volte decantato le lodi a Andrea Camilleri, perché lo ritengo uno dei migliori scrittori italiani. Amo i suoi scritti,  oltre ad affrontare il giallo in chiave nostrana riesce sempre e comunque, nonostante l’oggetto macabro del giallo, a farmi sorridere. Comportamenti, atteggiamenti e ragionamenti dei suoi personaggi, dal classico Montalbano, fino ai meno noti racconti, si impossessano delle simpatie del lettore, accompagnandolo a districare complicati intrighi, o, semplicemente, a osservare la natura umana con maggiore comprensione.

Questo, purtroppo, non è accaduto con il tuttomio, nonostante il suo primo posto incontrastato in classifica, probabilmente dovuto al talento di Camilleri. Ammetto il mio limite: non ho capito. Non ho compreso il torbido Io di Arianna, la protagonista, non ho respirato mistero, chiaro fin dalle prime righe; infine, non ho capito perché questo romanzo è stato definito dalla critica: imbarazzante. Perché parla di sesso? Sesso non convenzionale?

Il vecchietto, ricco, incontra la bella Arianna, giovane psicopatica, lui non può soddisfare i giovani desideri carnali, per non perderla sceglie, per lei, due o tre giovani capaci, si spera, di soddisfare ogni ardore della bella. Ad Arianna spetta la scelta finale.

Certo, tutte le donne sognano di incontrare un lui ricco e pronto a soddisfare i desideri, anche mettendosi da parte. Tutte? Non ne sono così sicura. Ma non è stata la trama a lasciarmi perplessa, bensì lo stile narrativo scelto, onirico e, volutamente, poco realistico. Un omaggio alla psicoterapia, letteraria e non.

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A nudo per te di Sylvia Day – Il romantico diventa erotico

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A nudo per te, Sylvia Day,  è evidentemente una scelta strategica ideata su misura per cavalcare il successo di 50 sfumature, inutile negarlo, e, a mio avviso,  si tratta di una decisione comprensibile. Il confronto, però, è inevitabile. Sono molti i romanzi definiti rosa che tranquillamente reggono il paragone con il fenomeno dell’anno, tutti  ignorati senza possibilità di ritorno; le storie con protagonista il sesso, magari un po’ sadico, dal 2012 in poi dovranno vedersela con Mister Grigio.

A nudo per te sembra un tentativo gentile di avvicinare al genere anche chi è rimasto profondamente deluso dalla poca abilità narrativa di  E L James.

Vediamo i pro, A nudo per te, pur vantando a sua volta una trilogia, è decisamente più breve, quindi meno ripetitivo, le scene di sesso, ovviamente presenti e ben descritte, non rischiano di cadere nella noia per insistenza di pagine. Gli stereotipi, sempre costanti, sono meno fastidiosi. Lei, Eva, è bella ma non ingenua, come la prima, e sa dettare regole e avvertimenti, inoltre è ricca quanto lui, quindi non capitola di fronte allo sfoggio di alta sartoria. Lui, ecco lui, Gideon, non ne esce altrettanto bene. Complessato da far paura, con tanto di incubi e tentati omicidi del sonno, l’uomo, anche se pare riesca a far pensare al sesso solo con lo sguardo, risulta un po’ troppo complicato, nonostante il portafoglio gonfio e il fascino degno di una star del cinema.

Ovviamente i due si incontrano, o meglio è il terzo libro che leggo dove la lei eroina cade in maniera poco elegante tra le braccia, gambe, di lui (propongo un corso sui tacchi a spillo a tutte le protagoniste), si rincorrono per un po’ e poi si danno alla pazza gioia tra le lenzuola.

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Breve storia dei trattori in lingua ucraina, Marina Lewycka. Recensione

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Breve storia dei trattori in lingua ucraina

Un esempio concreto di titolo capace di attirare l’attenzione: Breve storia dei trattori in lingua Ucraina di Marina Lewycka è un romanzo apparentemente ironico ma che nasconde una sfumatura drammatica capace di scuotere l’anima del lettore. Se il filone principale del romanzo appare da subito esilarante, il vecchietto di ottantaquattro anni che si innamora, e sposa una biondona di trentasei, il tutto condito da due figlie energiche e contrarie, è importante sottolineare i diversi aspetti sociali e storici analizzati dall’autrice. La vecchiaia e la solitudine riescono a farci comprendere ogni singolo matto comportamento del vecchio papà, ma le sue storie, scritte e narrate, i ricordi, anche della figlia maggiore, dipingono un pezzo di storia che troppo spesso viene ignorato, dimenticato.

Nikolaj si risposa, niente di strano se non fosse che lui ha ottantaquattro anni, e lei, bella tettona, trentasei. Anche al meno malizioso sorgerebbe un dubbio. Ma Nicolaj non è affatto stupido, sa benissimo che a Valentina serve solo una sicura sistemazione per se e per il figlio genio, a suo dire. Valentina è ucraina, Nikolaj anche, forse questo è l’unico aspetto in comune dei due, unito alla disperazione lasciata, una disperazione recente per Valentina, del passato mai dimenticato per Nikolaj. Il vecchio sa che non ha molto da offrire a Valentina, ma l’idea di avere qualcuno accanto che si prenda cura di lui, è vedovo, lo seduce. Gli basta una palpatina alle tette al giorno per convincersi della bontà della sua scelta. Le figlie, Grande sorella e Nadia, sono di tutt’altro parere, vedono in Valentina la grande ladra, colei che ha osato rubare il posto della madre e non contenta vuole i, pochi, soldi del loro vecchio e tonto papà.

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La regina della casa di Sophie Kinsella, le casalinghe possono insorgere

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La regina della casa

Se da un lato lo stress del lavoratore del primo mondo, scandito da impegni, telefoni, riunioni e responsabilità, vere o presunte, è innegabile, ritengo che La regina della casa di Sophie Kinsella sia a rischio rivoluzione, agitazioni dovute e ripetute potrebbero infatti iniziare da tutte le casalinghe e le governanti del pianeta terra.

In sintesi, Samantha Sweeting è un avvocato di Londra, lavoratrice instancabile a un passo dal sogno, sta per diventare socio dello studio legale dove lavora, ma il giorno della nomina viene licenziata per un errore. La giovane stacanovista fugge in preda al panico, e trova rifugio al servizio di una coppia di ricchi borghesi, stereotipati in maniera quasi divertente.

Da avvocato a governante in meno di una settimana, Samantha pur avendo un QI elevatissimo non ha mai stirato, lavato o cucinato in vita sua, eppure riesce a spiccare anche nell’economia domestica, impara addirittura a cucinare in pochi giorni, e, ovviamente, si innamora del giardiniere.

Pur apprezzando lo stile sempre impeccabile e fresco dell’autrice, La regina della casa è, a mio avviso, a rischio rivoluzione. Imparare a governare una casa, affrontare con successo l’alta cucina, pulire i bagni, stirare, lavare, e preparare stuzzichini, il tutto per dei datori di lavoro a tratti democratici, altri capaci di dar filo da torcere al peggiore dittatore, in un paio di settimane, è surreale. Indipendentemente dall’intelligenza, la famosa pratica subisce un duro colpo. Non solo, ritenere che il lavoro casalingo sia meno faticoso e stressante dell’affarista o avvocato è una certezza vacillante, personalmente andrei a chiederlo alle dirette interessate prima di sparare giudizi.

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Cinquanta sfumature di Grigio di E.L. James, troppo sesso e poco talento

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Ho deciso di affrontare la lettura di Cinquanta sfumature di Grigio, E.L. James perché da qualche parte in rete mi era balzata all’occhio una frase del tipo “Il Romanzo più amato da tutte le donne del mondo”.

Ah però!

Pare che questo primo volume, (sic)altra trilogia infinita, di oltre 500 pagine stia facendo impazzire le donne d’oltre oceano, eh si sa, dall’America al tutte le donne il passo è breve.

La trama è semplice, lei, Anastasia Steele, giovanissima, bellissima, vergine, ingenua, incontra lui, Christian Grey, bellissimo, ricchissimo, giovane, perfetto e ombroso, peccato che il lui di questo inizio così idilliaco sia un pochino perverso. Nodo della storia il sesso sadico, perché di masochismo non v’è traccia se non in ciò che lei accetta, forse per amore, (sic), ma che sostanzialmente si riduce in poche sculacciate.

Potrei definire questo romanzo come una sorta di Love Shopping, o simili, per stile narrativo, dal risvolto erotico. Anche se il fattore erotico è a mio avviso un po’ contorto, l’attrazione fra i due protagonisti risulta evidente fin dal primo capitolo, così come le ossessioni, o fantasie, o desideri, come vogliamo chiamarli, del bel tenebroso, chiare a tutti tranne che alla poverina. Indipendentemente dal giusto o sbagliato, ritengo che l’adulto consenziente possa fare della sua vita sessuale ciò che desidera, è il come questa storia d’amore viene presentata che mi ha lasciata perplessa. Troppi stereotipi, gli issi, bellissimo, ricchissimo, potentissimo, rischiano di far naufragare ogni credibilità,  troppe descrizioni inutili, a tratti la narrazione si perde in dialoghi e puntigliose descrizioni snervanti, in sintesi un testo noioso.

Dal romanzo non ne escono bene né l’uomo né tanto meno la donna, oltre al fatto che solitamente i miliardari sono vecchi,  non vantano 27 primavere, e le vergini non sono poi così ingenue come vorrebbero farci credere, la storia d’amore tra i due protagonisti e il loro sesso sfrenato si annoda su elementi scontati, ripetitivi, non originali.

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Hunger Games di Suzanne Collins, recensione

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Hunger Games, e il successivo La ragazza di fuoco, entrambi firmati Suzanne Collins non è solo un ottimo romanzo, ma anche una denuncia spietata verso le società occidentali  abituate e sprecare ogni bene e formate da individui abitualmente deviati da televisione, notizie e infine dai reality show. Dal romanzo è nato il film, che sta ottenendo un immenso successo mondiale,  diretto da Gary Ross, la foto è la locandina del film.

Il filone principale del romanzo, ovvero vince chi rimane vivo, non è in realtà una novità, in molti, sia nella letteratura che nel cinema, hanno affrontato l’argomento, è un altro l’aspetto inquietante e destinato a far riflettere, soprattutto la categoria young adult a cui inizialmente si rivolge l’autrice, l’effetto spietato e irreale che accompagna ogni singolo istante immortalato dalle famose telecamere dei reality.

Il mondo creato da Suzanne Collins è un futuro nemmeno tanto lontano, un mondo distrutto e rinato, soggiogato dai più ricchi e alimentato dai più disperati, al centro gli Hunger Games dei giochi inventati per ricordare la ribellione, avvenuta e spenta oltre settant’anni prima, giochi dove vince chi vive. I partecipanti hanno dai 12 ai 18 anni e vengono estratti a sorte, un maschio e una femmina, ogni coppia “prescelta” proviene da uno dei 12 distretti sopravvissuti.

Protagonista assoluta della saga la giovane Katniss, tributo del distretto numero 12, la storia è ambientata in una arena dove i partecipanti al gioco si eliminano uno dopo l’altro…

Non ho visto il film, ma i commenti sembrano giungere positivi da più parti, e quindi il paragone con il libro mi risulta impossibile, posso però tranquillamente affermare che il libro merita il successo ottenuto, storia e ritmo della narrazione conquistano abilmente intrecciati ad attimi di riflessione.

Hunger Games

Suzanne Collins

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Zigulì di Massimiliano Verga, Recensione

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ziguli

Il cervello di Moreno è grande come una Zigulì. Inizia così, senza troppi giri di parole, il romanzo Zigulì di Massimiliano Verga, docente di sociologia e padre di tre figli, ma soprattutto padre di Moreno. Non perché il suo amore per Jacopo e Cosimo sia inferiore, ma semplicemente perché Moreno ne ha più bisogno. Zigulì è disarmante, umano; la ricerca della perfezione, genitori perfetti, figli perfetti, educatori perfetti, consigliata dai tanti, troppi, manuali fatica a sostenere il confronto con la rabbia di questo coraggioso papà.

Moreno è un bambino di 8 anni, ha un cervello grande come una Zigulì ed è cieco, è handicappato, e lo resterà per tutta la vita. Massimiliano è suo papà, un papà che ha fatto discutere molti critici e esperti, perché è riuscito a descrivere in poche righe la sua disperazione, la sua stanchezza, le difficoltà, e l’amore. Un papà che non sopporta la retorica:

Negli ultimi tempi gli handicappati li chiamano anche così: diversamente abili. Deve esserci in giro un virus che rende tutti più buoni. È il virus del politicamente corretto, che trasforma lo spazzino in operatore ecologico, il controllore del tram in tutor, il muratore in addetto dell’edilizia. (…) Tutta questa falsa eleganza nasconde il nostro senso di colpa (nel migliore dei casi), ma anche il nostro disprezzo, il nostro essere comunque tremendamente snob e classisti.

I pensieri di Massimiliano si rincorrono sulle pagine del libro, considerazioni feroci, brevi riflessioni, o lunghe descrizioni, distese quando racconta la sua Inter, colme di rabbia quando parla di se. Rabbia e dolore vengono, a volte, gettate su Moreno, assieme alla fatica fisica e psicologica, la cacca e il fango, ma la vera ferita di Massimiliano è la consapevolezza di aver smesso di amarsi.

Personalmente tra le parole di Zigulì ho letto un amore incondizionato di un padre verso un figlio, un figlio che non potrà mai essere autosufficiente, un figlio che non si vorrebbe mai dover lasciare.

Mi diverto a osservarli (i bambini, Ndr) quando si piegano, si contorcono, a volte si sdraiano perfino, alla ricerca degli occhi di Moreno. Non dico e non faccio nulla. Intervengo soltanto se i loro occhi si spostano su di me, con aria interrogativa. “Lui non ti vede.” spiego sempre. Anche se già conosco la domanda successiva, “Perché?”.

Zigulì

Massimiliano Verga

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Il demone dell’avvocato di Alan M. Dershowitz

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Alan M. Dershowitz è un avvocato di fama mondiale, tra i tanti ricordo che è stato difensore di Mike Tyson, e uno scrittore.  Il demone dell’avvocato, il suo debutto, è  un legal thriller dalla trama scontata  ma capace di incuriosire.

L’avvocato difensore è spesso oggetto di discussioni, chi non mangia pane e legge ogni giorno fatica a concepire come si  possa dare a  un omicida, stupratore che sia, il diritto di difesa, eppure la risposta è semplice, prima di venire dichiarati colpevoli siamo tutti innocenti, saranno poi prove e fatti a determinare il contrario, ma per avere la certezza della pena abbiamo il diritto di difenderci, sempre.

Eppure anche l’avvocato difensore è un essere umano, ed è proprio questo che lo rende fallibile, ma fino a che punto l’avvocato può mentire per il suo cliente? O meglio, il non sapere, o il tralasciare determinati dettagli, rende bravo l’avvocato o complice dell’accusato?

Difendere un innocente, difendere un colpevole, e difendere un bugiardo, sono tre aspetti differenti, e certo non facili per chi deve esercitare bene la sua professione.

Il demone dell’avvocato analizza attraverso la storia di Abraham Ringel, avvocato di successo, la coscienza di chi difende i diavoli, la presunzione di innocenza dovrebbe bastare ma quando il sospetto incrina le certezze come si dovrebbe comportare un avvocato, secondo le regole o seguendo la sua morale?

La storia non è originale, in sintesi l’avvocato Ringel deve difendere un’atleta accusato di stupro, le prove sembrano determinare una falsa accusa, ma i fatti raccolti dall’avvocato stonano con la verità ampiamente decantata dal cestista. Il dilemma sul cosa fare si infrange con la vita privata del protagonista…

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Angel di Dorotea De Spirito

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Continua la mia scoperta di romanzi definiti per un pubblico giovane, un po’ per curiosità un po’ perché la fantasia, a mio avviso, merita sempre attenzione. Angel di Dorotea De Spirito è certamente un Urban Fantasy per adolescenti, ma scoprirla, e leggerla, è stato molto piacevole anche per me  che certo i quindici li osservo con nostalgia.

Dorotea De Spirito ha già fatto parlare di sé con Destinazione Tokio Hotel, quest’anno con Dream, la sua giovane età ha incuriosito molti  lettori, alcuni commenti in rete negli anni, Angel è del 2009, definiscono il romanzo poco originale, ma se da un lato forse è vero, amore, scuola e amore sono temi ricorrenti, bisogna ammettere che l’autrice ha dimostrato doti di narrazione scorrevoli, in sintesi il libro si fa leggere.

Angel è una storia di adolescenti, angeli e demoni, che si dovrebbero odiare ma alla fine si innamorano, Vittoria è un angelo per metà, Guglielmo un demone, bellissimo, entrambi vanno a scuola, e mentre il loro amore inizia il pericolo…

Riassumere il romanzo non fa onore alla fantasia di Dorotea De Spirito, capace di narrare la quotidianità degli adolescenti, compresa di feste, drammi d’amore finiti, litigi e veleni invidiosi, con estrema semplicità, riuscendo a portare il Fantasy a Viterbo, fatto che già di per sé dovrebbe catturare l’attenzione anche degli scettici adulti.

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Michela Marzano al Convegno La Qualità dell’Integrazione Scolastica e Sociale di Rimini

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Certe segnalazioni meritano la comunicazione, è inutile girarci attorno: la filosofa Michela Marzano, autrice di Etica Oggi, Edizioni Erickson, e di Volevo essere una farfalla, Mondadori, libro rivelazione approdato al secondo posto tra i più venduti del periodo, parteciperà all’8° Convegno Internazionale La Qualità dell’Integrazione Scolastica e Sociale, 18 – 19 – 20 novembre 2011, Rimini.

Qui un estratto del suo intervento:

L’accettazione dell’altro

Come insegnare ad accettare l’altro? Come farlo senza per questo rinunciare alla propria cultura e ai propri valori? Ogni paese ha certamenteun proprio patrimonio culturale specifico, che va di pari passo con la storia della propria unità, con le contraddizioni e le difficoltà che si sono di volta in volta incontrate per imparare a vivere insieme. Cultura, usi e costumi fanno parte delle nostre radici e ci permettono di sapere da dove veniamo e dove vogliamo andare. Indipendentemente dal paese in cui ci troviamo, la nostra lingua, le nostre credenze religiose e nostri valori contribuiscono a farci sapere chi siamo. Al tempo stesso, però, l’identità non è mai monolitica. Ogni persona evolve e si trasforma grazie anche a tutti coloro che incontra nel corso della propria vita. E un discorso analogo vale anche per l’identità di un popolo. La conoscenza di altre culture ci arricchisce e ci permette di rimettere in discussione le nostre certezza. Certo l’Altro, in quanto “altro”, disturba e sconcerta. A causa della sua “differenza”, ci obbliga ad interrogarci sul ruolo che l’alterità occupa nella nostra vita, e sullo spazio che siamo disposti a darle. L’altro è il contrario dell’ordinario e dell’abituale. È per questo che molto spesso lo si rifiuta, utilizzando la nozione di identità per far credere alla gente che esista una barriera rigida capace di distinguere l’io dal non-io, il fratello dallo straniero: una barriera che si erige ogni qualvolta una cultura, una religione o una società non riesce né a pensare l’altro, né a pensarsi con l’altro.  È tuttavia solo quando si arriva a pensare l’altro e a pensarsi con l’altro che si possono poi consolidare le basi di un “vivere insieme” pienamente umano. 

Michela Marzano