Inferno, Dan Brown. Delusione

infernoQuando un libro viene pubblicizzato, lanciato, reso un simbolo, prima ancora della sua pubblicazione, il rischio di deludere il lettore è altissimo. Quando lo stesso libro viene venduto a un prezzo, a mio avviso, spropositato, lo scatenarsi dei commenti negativi, perché traditi dal risultato, è una certezza. Se, a questi stati d’animo, aggiungiamo che Inferno non è un bel libro, la frittata è servita.

Dan Brown non è il solo responsabile dell’insuccesso, sono le troppe aspettative riposte sul suo scritto a far rovinare l’opinione verso una disillusione di massa.

Cosa mi aspettavo da Inferno? Personalmente solo una storia piacevole, da leggere in poche ore, capace di unire il thriller ai paesaggi italiani che più amo. Non avevo alte pretese di best seller, non ho mai pensato di leggere un capolavoro letterario.

Il codice Da Vinci è e rimane un bel libro, il fatto che sia balzato in vetta tra i più amati lo considero uno scherzo del destino, nemmeno il codice era un capolavoro, ma la trama reggeva, e l’aiuto da parte della Chiesa, che ne ha sconsigliata, o quasi vietata,  la lettura, è stato notevole.

Inferno ha una struttura interessante, un finale piacevole, ma lo svolgimento si arena in noiose spiegazioni, improponibili colpi di genio, e pochi, pochissimi, colpi di scena. Dan Brown ci ha viziato tra corse contro il tempo, Papa che si buttano da elicotteri, cattivi cattivissimi, capaci da soli di far tremare le istituzioni mondiali. Inferno, invece, ritrova tutti in Purgatorio, i cattivi non sono poi così cattivi, anzi, il pericolo si riscopre essere una farsa, e gli scienziati geniali vengono assolti dal bene comune.

Gli appassionati di Dante, o Firenze, o Venezia, inorridiranno di fronte alla superficialità di alcune descrizioni, i meno appassionati si annoieranno a morte cercando di assecondare, a fatica, i lunghi monologhi del famoso professore, accondiscendenza concessa per educazione, non certo per interesse.

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