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Recensione, La ragazza del treno, di Paula Hawkins

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LaRagazzaDelTreno

LaRagazzaDelTrenoLa ragazza del treno, di Paula Hawkins sta diventando un successo mondiale, inaspettato e assolutamente incredibile. Presentato come thriller psicologico, questo romanzo sta facendo impazzire critici, lettori, compulsivi e non. Spinta dall’urlo di IMPERDIBILE ho iniziato a leggerlo convinta di trovarmi di fronte a un capolavoro. E invece…

Questo libro mi ha lasciata con una profonda tristezza, tristezza verso le donne, l’alcolismo, la solitudine, l’indifferenza. E non mi è piaciuto, semplicemente perché avevo già intuito trama, assassino e colpi di scena fin dai primi capitoli.

Rachel è una donna disperata, alcolizzata, depressa, sola, cacciata di casa, licenziata. Ogni giorno prende lo stesso treno dalla periferia di Londra verso la city, ma non va più in ufficio da tre mesi, vaga per le vie senza una meta o va in biblioteca. Ogni giorno guarda dal finestrino del treno la sua vecchia casa, oggi abitata dalla nuova moglie. Per distrarre il dolore fantastica sui vicini, una copia molto affiatata, bellissimi. Li vede darsi il buongiorno, fare colazione. Li chiama Jason e Jess perché hanno la faccia da Jason e Jess.

Poi un giorno Jess scompare… e lei vede, o crede di vedere, e crede di sapere, e vuole aiutare.

L’autrice racconta la vicenda dal punto di vista di tre donne, Rachel, spesso in stato confusionale a causa dell’alcool, Megan, che poi sarebbe Jess, e Anna la nuova moglie. I racconti non seguono una linea temporale ma saltano intrecciandosi, portando il lettore fino al finale.

Sono rimasta a letto quasi tutto il giorno, per cercare di mettere ordine nella mia testa. Ho provato a ricostruire quello che può essere successo sabato sera, ma i ricordi si intrecciano ai sogni. Ho tentato di scrivere tutto quello che mi passa per la testa. Il rumore della penna sul foglio sembrava un sussurro e mi innervosiva; avevo la sensazione di non essere sola in casa, forse c’era qualcuno dietro la porta, e non potevo fare a meno di pensare a lei.

La storia regge, è scritta bene, il fatto è che l’alcolismo non viene affrontato ma solo usato per spiegare le amnesie di Rachel. I protagonisti svelano una serie di disgrazie che nemmeno il peggior regista di Beautiful regge il confronto. E alla fine, sono sempre le donne le illuse, quelle deboli, quelle che non reggono la realtà, la modificano, la semplificano e la adattano alle loro esigenze.

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