Recensione: Quella certa dipendenza dal tasto invio, di Lucia Del Pasqua

dipendenza2Posso tranquillamente nominare il romanzo Quella certa dipendenza dal tasto invio, di Lucia Del Pasqua “libro dell’estate 2015”, e credetemi, al di là della storia romantica, del divertimento assicurato durante la lettura, della sensazione di venire letteralmente travolti dal fiume in piena che l’autrice ti rovescia addosso,  il motivo che mi porta ad assegnare l’ambito titolo (falso, me lo sono inventato ora) è che Lucia Del Pasqua sfancula il mondo intero. Ma lo fa in maniera personalissima, badate bene.

Niente doppi sensi, niente seducente politically correct, nessun sentito dire, no: Lucia Del Pasqua le dice, e non le manda a dire, più o meno a tutto il mondo del Fashion System italiano, concentrandosi su quello milanese, e non lo fa con stile o garbo, no, no: prende per il fondelli tutti, nessuno escluso, anche se stessa.

Sorvolando sul fatto che molti termini altamente fashion chic io non li avevo mai sentiti nominare, ma ho litigato con la moda tanti anni fa quindi non sono la persona giusta per valutare questo dettaglio, il romanzo non è solo divertente: è saggio. Si, lo confermo. Perché usando un feroce cinismo verso tutti, ma soprattutto nei confronti della protagonista, tale Penelope chiamata Pene che solo per questo meriterebbe una citazione al Nobel, l’autrice mostra una tenerezza che personalmente mi ha conquistata.

Avete presente i tanti romanzi in stile I love shopping, dove tutto alla fine finisce bene, lei si sposa e ha tipo 3/4 pargoli, ecc? In Quella certa dipendenza dal tasto invio troverete una empatia ben diversa, anche se lo stile presentato inizialmente potrebbe trarre in inganno.

Ogni volta che mi vesto, per essere pronta a uscire «seriamente» non mi basta l’approvazione dello specchio, devo avere un selfie, ovvero un’immagine statica, una foto di me non in movimento, così posso esaminare e analizzare più attentamente cosa va e cosa non va. Foto che finisce su Facebook, naturalmente. Perché in fondo anch’io ho bisogno dell’approvazione degli altri, conosciuti e non.

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