La via del male, di Robert Galbraith

downloadRobert Galbraith, ovvero  J.K. Rowling, ha da poco presentato ai lettori, noi, il suo ultimo romanzo dedicato a Cormoran Strike, il detective privato gigante buono che oramai abbiamo imparato ad amare, nonostante la sensazione di confusione data dallo pseudonimo dell’autore e da tutti i retroscena.

Lo amiamo, scrivevo, perché è un personaggio che funziona a tutto tondo. Con i suoi vizi e i suoi pregi, gli vogliamo bene nonostante i suoi eccessi e siamo affascinati dalla sua stazza e dal suo passato turbolento. Ci piace anche la sua assistente Robin, bella al punto giusto ma soprattutto molto intelligente anche se sta per sposare un deficiente (cosa che sembra capitare spesso anche nella vita reale).

Ma… La via del male ha un ma gigantesco: nonostante le sue oltre 600 pagine, la scrittura fluida e ben strutturata, ma qui lo sappiamo che J.K. Rowling sa scrivere bene, inutile ribadire l’ovvio, il terzo romanzo dedicato a Strike non funziona.

Non funziona perché è troppo contorto, i tanti personaggi le tante piste alla fine stordiscono il lettore, l’autrice in sintesi non è riuscita a creare quell’aspettativa tipica del romanzo thriller, quell’ansia che porta il lettore pagina dopo pagina a continuare perché deve sapere chi è il colpevole. Bisogna ammettere che capire chi è l’assassino è praticamente impossibile, o almeno io ci ho rinunciato dati i troppi dettagli e i diversi punti di vista narrativi.

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Il baco da seta di Robert Galbraith, alias J. K. Rowling

il baco da setaRobert Galbraith è lo pseudonimo usato dalla scrittrice J. K. Rowling, l’amato Harry Potter, per firmare la serie dedicata all’investigatore Cormoran Strike, Il baco da seta è il secondo volume della serie, e, nonostante oggi tutti siano a conoscenza del giochino sono io – non sono io, la Rowling ritorna in libreria sotto le spoglie di Galbraith, che tutti sanno non esistere, e tutti sanno essere lei. Insomma tanto rumore per nulla, in sintesi la signora Potter sa scrivere anche gialli, e, sebbene Il richiamo del cuculo mi avesse lasciata un po’ perplessa, devo ammettere che questo secondo Il baco da seta è un bel libro. 

Colpito e affondato.

Non fraintendete, la signora Rowling ha già ampiamente dimostrato di saper scrivere molto bene,  inventarsi tutto il mondo di Harry Potter non è certo cosa da tutti, soprattutto considerando i tanti libri dedicati, la complessità della trama e il successo, meritato. I tentativi gialleschi rischiavano di deludere, perché nulla hanno a che fare con i bambini ne tanto meno con il fantasy. Invece, Il baco da seta riesce a unire senza sbavature la sua bravura ad una trama complessa, l’autrice fa risaltare ogni singolo personaggio, sottolineando pregi, difetti e stranezze, portando il lettore all’ovvia conclusione senza mai stancare o annoiare.

Owen Quine è scomparso, ma lo scrittore eccentrico e dimenticato dalla critica ama scomparire per far parlare di sé, tanto che nessuno ci fa caso. La moglie però, dopo una decina di giorni, decide che questa volta il tempo della sparizione è eccessiva, per questo motivo, con un misto di apprensione che tende a diventare noia, la donna si rivolge al famoso investigatore Strike. Il fine è ritrovare lo scrittore, che, a quanto pare, si è nascosto meglio del solito.

Strike viene così catapultato nel mondo perverso dell’editoria, dove tutti odiano tutti, i manoscritti spariscono mentre affiorano manie e episodi del passato ancora non dimenticati. Il morto c’è, ovvio, così come un numero sorprendente di candidati assassini tutti con un motivo valido per uccidere.

Un romanzo davvero ben costruito, dal ritmo veloce, capace di far intuire al lettore chi potrebbe essere l’assassino senza mai fornire una conferma fino all’atto finale. Al contrario de Il richiamo del cuculo dove modelle bellissime e personaggi marginali non convincevano, Il baco da seta appare realistico e presenta il protagonista Strike sotto una veste più sincera, inizio ad amare questo omone dal capello scompigliato e zoppo.

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Il richiamo del cuculo di Robert Galbraith, alias J.K Rowling

il richiamo del cuculoQuesto libro, un giallo, ha fatto molto discutere, non certo per le sue doti narrative, e nemmeno per la non originale storia, ma perché a scriverlo è stata lei, la mia scrittrice, la signora Harry Potter: J.K. Rowling. Robert Galbraith è lo pseudonimo scelto, il titolo Il richiamo del cuculo.

Non ho mai nascosto il mio amore per questa scrittrice, anche Il seggio vacante mi ha piacevolmente stupita, senza contare che riuscire a scrollarsi di dosso Harry la considero un’impresa titanica; con mio grande dispiacere però questo nuovo libro della Rowling lo devo giudicare semplicemente brutto, tanto da non capire se ha prestato il suo nome ad altri,  altri che a loro volta hanno scritto il testo, per poi farci il giochino del ti svelo chi è lo scrittore. Insomma, ne avranno fatto un caso letterario da prestanome mondiale, pare che prima di sapere che c’era LEI a comandare la penna il libro fosse stato giudicato gradevole ma senza eccessi, ma il risultato non torna, nonostante la fuga di notizie (eccerto, e noi siamo i polli del mondo sommerso) e il boom di vendite incorniciate da recensioni positive, e aspettative per una seconda indagine del detective privato Cormoran Strike.

Per favore mia adorata J.K. Rowling, torna a scrivere per i ragazzi, torna a sorridere, torna a inventarti magie strampalate e nomi impossibili da tradurre, ma lascia stare il giallo.

Torniamo a Il richiamo del cuculo, il protagonista, il già citato Cormoran Strike sembra un incrocio tra il tenente Colombo con le sembianze di Gerard Depardieu, è figlio d’arte, anzi figliastro, quindi conosce il mondo della morta, una super top model bellissima, adottata, cresciuta in una famiglia apparentemente perfetta.

L’assistente Robin, assistente per sbaglio del Depardieu londinese, pare messa un po’ a caso per dare il tocco femminile che altrimenti al gigante senza gamba mancherebbe, un tocco femminile intelligente, garbata, sexy e fidanzata con un noioso ragazzo. In rete c’è chi paragona i due ai noti Hermione e Hagrid, spero di no, perché oltre alla stazza e all’intelligenza altri tratti comuni personalmente non ne ho rilevati. 

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