Una voce di notte di Andrea Camilleri, Sellerio editore

Una voce di notte, dice l’autore Andrea Camilleri, è:

stato scritto diversi anni fa. Quindi il lettore attento che noterà crisi di vecchiaia più o meno accentuate, liti con Livia più o meno contestualizzate e via di questo passo non se la pigli con l’autore ma con le segrete alchimie dei piani editoriali.

L’anno riportato nel libro è il 2008, prima della reale crisi tra Salvo e Livia, e soprattutto  anno del IV governo Berlusconi.

Il libro mi è piaciuto come tutti i casi del commissario Montalbano, e lo stile Camilleri fa compagnia come sempre, ma vorrei qui riportare una riflessione, iniziata, nel bene e nel male dallo stesso scritto.

Camilleri intreccia due indagini, eppure è evidente che la reale protagonista del romanzo è la politica, quella schifosa, del più forte, quella attaccata come una ventosa alla mafia, quella che se ti sente remare contro ti fa fuori, non più fisicamente ma professionalmente, quella politica capace di innescare l’ omertà, antipatica eppure talmente realistica da diventare cosa di tutti i giorni. Ma se a far finta di non vedere è un poveraccio che ha paura per sé e per la sua famiglia, personalmente non riesco a giudicarlo, invece quando stimati professionisti che dovrebbero lavorare per la giustizia cercano di insabbiare o di alleggerire per non pestare i piedi ai poteri forti, allora non ci sono più scuse.

Per fortuna anche nel mondo reale non mancano eroi contro corrente alla Salvo.

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Il re dei giochi di Marco Malvaldi, quando i libri trovano il lettore

Certi libri ti trovano, è inutile girarci attorno, a volte sei tu lettore che scegli il libro, altre è il volume a decidere che tutto sommato le sue parole e pensieri potrebbero servirti in questo particolare momento della vita. Questo è quello che mi è accaduto con Il re dei giochi di Marco Malvaldi. Non sto leggendo l’autore in ordine cronologico, ma saltando da un romanzo all’altro senza logica alcuna, sempre con la consapevolezza che non mi deluderà. Questa volta il volume mi ha travolta come un treno in corsa, niente di trascendentale, sia chiaro; ultimamente sto combattendo contro la comunità, contro le sue regole definite buone e giuste, e imposte, mentre ribollivo per la sensazione sgradevole che mi sentivo sulla pelle, le parole di Marco Malvaldi mi hanno rapita:

Io non ho niente contro le altre persone, finché si comportano in modo razionale e non travalicano la mia libertà. (…), se si vuole stare al mondo, bisogna per forza tenere conto del fatto che esistono più o meno altri sei miliardi di persone che dovrebbero avere i tuoi stessi diritti. Allora, se proprio bisogna seguire un principio, mi sembra più giusto tenere presente questo. La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri. Mi sembra più promettente, in linea di principio.

Queste frasi mi hanno fatto ritrovare il sorriso, non so se mai avrò l’occasione di incontrare l’autore, ma nel caso non mancherò di ringraziarlo.

Protagonista del romanzo Massimo il barrista, con due r, e i suoi simpatici clienti abituali: i quattro ottantenni che di farsi i fatti loro proprio non ne vogliono sapere, sullo sfondo Tiziana la barista con due poppe da urlo, che ha deciso di sposarsi, e un commissario di polizia alquanto incavolato, con i nonnini.

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La forma dell’acqua di Andrea Camilleri, il primo romanzo del Commissario Montalbano

Le serie nella letteratura o si amano o si odiano, chi adora potersi godere infinite pagine centrate sui personaggi preferiti si scontra con chi, invece, li ritiene una trovata commerciale che poco ha a che fare con la letteratura. I più puri sostengono che un bravo autore può al massimo concedersi tre libri sullo stesso argomento, il rischio di ripetersi e perdere l’ingegno iniziale è forte. Bisogna però, a mio avviso, fare una netta distinzione tra le serie di romanzi collegate e quelle che presentano libri fatti e finiti. Spesso i gialli appartengono alla seconda categoria, il personaggio principale, in media l’investigatore, poliziotto, vecchietto o barista che sia, viene chiamato a risolvere intricate vicende, con o senza morto.

Ogni indagine del Commissario Montalbano è una storia finita, forse l’unico filone destinato a mutare lentamente nel tempo è la relazione tra Salvo e Livia. Eppure con mio grande stupore l’altro giorno mi sono ritrovata chiedermi Qual è il primo romanzo della serie di Montalbano? e, domanda ancora più insidiosa, L’ho letto?

Ebbene, il primo romanzo che vede il caro Salvo protagonista è La forma dell’acqua del 1994, Sellerio editore, il film con Luca Zingaretti nelle vesti di Salvo viene proposto nel 2000 dalla Rai. Eh si, l’avevo letto ma l’ho riletto volentieri. Un successo meritato. In La forma dell’acqua il Commissario Montalbano indaga, come spesso accadrà in seguito, a modo suo, spirito di osservazione e logica lo distinguono fin dalle prime battute, ma è soprattutto la sua umanità, a mio parere, a renderlo il Commissario più amato dal bel paese. La Sicilia non è certo terra facile, bella, incantevole, ma complicata, intrecciata, una terra dove i potenti al margine muovo le carte usate dai più poveri. Nulla di così diverso dal resto d’Italia.

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Una lama di luce di Andrea Camilleri, recensione

Lo stile narrativo di Andrea Camilleri rimane unico, scorrevole, piacevole dalla prima all’ultima parola, ma Una lama di luce, potrebbe rappresentare un punto di svolta nella vita del protagonista, l’amato commissario Montalbano, l’autore infatti crea una situazione nuova capace di sconvolgere ogni sentimento. Eppure Montalbano è umano, terribilmente umano, e sebbene tentato dalla passione, ebbene sì tradisce nuovamente Livia, rivela senza indugio ogni suo pregio e difetto.

Tre le indagini che coinvolgono Montalbano e i suoi collaboratori, rapina, con delitto, armi di contrabbando e commercio di quadri rubati, tutte intuitive, solo un colpo di scena finale, un romanzo poco giallo, una scelta,  a mio avviso, voluta per dare maggiore spazio a sentimenti e debolezze del commissario.

Livia, sebbene figura marginale da sempre, diventa una costante, presente fin dalla prima riga, compagna storica di Salvo, rivela in questo romanzo ferite probabilmente accantonate da troppo tempo, e risveglia un affetto, anche nel lettore, assopito. Difficile odiare Livia, anche se in molti la definiscono la rompiscatole per eccellenza e da tempo vorrebbero vedere Montalbano coinvolto in una nuova avventura, illusi, alcuni rapporti non possono rompersi, cambiano, crescono o si deteriorano, ma il molto tempo trascorso assieme a un’altra persona determina scelte, forse non popolari eppure prevedibili.

Tra la tragedia e la solitudine spicca l’ironia di Camilleri, i suoi personaggi caratteristi strappano sorrisi, la padronanza del Latino di Cantarella è un colpo di genio che mi ha semplicemente fatta piegare dal ridere, Mimì rimane il seduttore, Fazio continua imperterrito a ripetere ogni dato recuperato all’anagrafe, Cantarella sfascia come sempre le porte e modifica a suo piacimento ogni nome e luogo, mentre Montalbano, nonostante la gioia della passione, e il dramma di un amore che non è più tale, mangia di gusto, e stuzzica l’appetito del lettore.

Una lama di luce

Andrea Camilleri

Sellerio Editore