Fermate gli sposi di Sophie Kinsella, scorrevole ma scontato

fermate gli sposiPartendo dal presupposto che le commedie romantiche firmate dalla famosissima Sophie Kinsella, piacevoli, simpatiche, divertenti, non sono mai spiccate per originalità, e aggiungendo un sereno “ma chi se ne frega”: la bellezza delle sue storie si sono distinte per scioltezza non certo perché nuove, e hanno sempre saputo donare attimi di piacevole lettura alle tante appassionate del genere rosa non troppo impegnato ma sempre dannatamente romantico, Fermate gli sposi! lascia un po’ perplessi.

Probabilmente la volontà di usare un io narrante doppio, Lottie e la sorella Fliss, assieme a un susseguirsi di stratagemmi a dir poco inverosimili, hanno reso la storia una sorta di sceneggiatura per il prossimo cinepanottene, allontanandola dall’aspetto che a mio avviso risulta il lato più amato nei romanzi di Kinsella: la verosimiglianza.

Lottie è una giovane in carriera, convinta di assistere alla vigilia del suo fidanzamento si ritrova sfidanzata in meno di un ora. Capita, e spesso le donne quando si sento abbandonate prendono decisioni drastiche, dal taglio di capelli, al viaggio in capo al mondo (sola perché sto meglio), al cambio di città. Lottie va oltre, decide di sposare un ex, molto ex, ricomparso come per caso e a sua volta alle ricerca di  cambiamenti capaci di modificare una vita intera.

Sposi in pochi giorni i due novelli non hanno fatto i conti con la sorella di lei, Fliss, che pur di non far consumare il matrimonio se ne inventa di cotte e di crude.

La scrittura scorrevole tanto apprezzata di Kinsella torna prepotente, tutto le si può criticare ma la sua innata capacità di raccontare rimane a mio avviso intoccabile, però… Fermate gli sposi! fa arricciare il naso; la trama, scontata, banale, già vista, letta e sentita (mai nel mondo reale) lascia con l’amaro in bocca.

Non ce la faccio, non ce la faccio più. Sarò la prima persona al mondo a morire di frustrazione sessuale.
Ricordo lunghe, intollerabili attese da bambina. L’attesa della paghetta, del compleanno, del Natale. Ma una così mostruosa non l’avevo mai sopportata. È stata una tortura terrificante. Cinque ore, quattro ore, tre ore… Per tutto il viaggio in aereo e il tragitto in macchina dall’aeroporto, ho continuato a ripetermi “manca poco… manca poco… manca poco”: è l’unico modo per non impazzire. Ben continua ad accarezzarmi la gamba. Guarda dritto davanti a sé, il respiro calmo e regolare. Mi rendo conto che sta per esplodere come me.

I troppi imprevisti, scene grottesche, battute leggere, rendono il romanzo poco credibile, dall’inizio alla fine, nelle splendide spiagge e tramonti di Ikonos, la storia sembra un mix esplosivo tra “Alla ricerca della pietra verde” e “Animal House”.

Titolo: Fermate gli sposi!

Autore: Sophie Kinsella

Editore: Mondadori

Traduttore: Paola Betante

Anno: 2013

Prezzo: Euro 20,00

La regina della casa di Sophie Kinsella, le casalinghe possono insorgere

Se da un lato lo stress del lavoratore del primo mondo, scandito da impegni, telefoni, riunioni e responsabilità, vere o presunte, è innegabile, ritengo che La regina della casa di Sophie Kinsella sia a rischio rivoluzione, agitazioni dovute e ripetute potrebbero infatti iniziare da tutte le casalinghe e le governanti del pianeta terra.

In sintesi, Samantha Sweeting è un avvocato di Londra, lavoratrice instancabile a un passo dal sogno, sta per diventare socio dello studio legale dove lavora, ma il giorno della nomina viene licenziata per un errore. La giovane stacanovista fugge in preda al panico, e trova rifugio al servizio di una coppia di ricchi borghesi, stereotipati in maniera quasi divertente.

Da avvocato a governante in meno di una settimana, Samantha pur avendo un QI elevatissimo non ha mai stirato, lavato o cucinato in vita sua, eppure riesce a spiccare anche nell’economia domestica, impara addirittura a cucinare in pochi giorni, e, ovviamente, si innamora del giardiniere.

Pur apprezzando lo stile sempre impeccabile e fresco dell’autrice, La regina della casa è, a mio avviso, a rischio rivoluzione. Imparare a governare una casa, affrontare con successo l’alta cucina, pulire i bagni, stirare, lavare, e preparare stuzzichini, il tutto per dei datori di lavoro a tratti democratici, altri capaci di dar filo da torcere al peggiore dittatore, in un paio di settimane, è surreale. Indipendentemente dall’intelligenza, la famosa pratica subisce un duro colpo. Non solo, ritenere che il lavoro casalingo sia meno faticoso e stressante dell’affarista o avvocato è una certezza vacillante, personalmente andrei a chiederlo alle dirette interessate prima di sparare giudizi.

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