Recensione: Un passo dalla morte di Christian Amadeo

a un passo dalla morteLa morte non ammette il libero arbitrio, possiamo scegliere in vita ma la morte non concede opzioni, è lì, ferma, ad attendere il suo momento. Christian Amadeo in Un passo dalla morte, ci presente invece una possibilità, un finale differente, scivolando senza vergogna nel passato di una vita per riaffiorare verso un nuovo, diverso, futuro.

Una fitta, lancinante.
Uno squarcio, un taglio preciso, netto, profondo. E’ l’unica cosa che distinguo nettamente, nel gesto, nella sensazione, nel dolore. Non ho sentito il dolore dei calci, dei pugni, delle bastonate, ma questa fitta sì, l’ho vista e sentita nitidamente.
Profondamente.
Una trasparenza assoluta.

Il dolore, la paura, l’incertezza, e successivamente l’angoscia, sono solo alcune delle sensazioni che travolgono inizialmente Stefano, il protagonista del romanzo, come se la corsa verso la morte non può che rivelarsi un vortice di emozioni, sentimenti e incertezze, impossibili da contenere.
La consapevolezza della morte, del funerale, Stefano affronta ogni dettaglio con coraggio e in fine rassegnazione, ma non è così semplice, per lui non è prevista la serena quiete, bensì un’altra vita nei panni di Steve.

Non ho avuto il coraggio di cambiare. Non da vivo. Ma una volta morto Stefano, il coraggio mi è venuto incontro ed è diventato mio fedele compagno di viaggio. Si parte, bagagli pronti, una nuova direzione, una nuova meta mi aspetta. Ecco, intravedo degli obiettivi, la nebbia inizia a diradarsi, il cielo si fa limpido.

Stefano è solo un corpo senza anima. Steve gli dà un calcio, lo scaccia via, lo distrugge, lo uccide, lo sotterra per sempre.

Steve è forte, determinato, autoritario; Steve sa cosa vuole, non perde tempo e si attiva immediatamente per diventare una rockstar, formare un band con dei seri musicisti, sfondare, e raggiungere le vette del successo. Ma, anche i sogni di un morto a volte si complicano…

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